numero 24 - giugno 2015 homepage    

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2 settembre 2015
LAOS - Prima Giornata della gioventù

“Noi giovani di Laos e Cambogia, vogliamo continuare nell’incontro personale con Cristo nella nostra vita quotidiana; vogliamo costruire il Regno di Dio con la testimonianza della carità verso tutti. Attraverso il dialogo e la condivisione vogliamo rafforzare la fratellanza tra noi. Vogliamo coinvolgerci nella costruzione dello spazio comune dell'ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico) a livello spirituale e umano, promuovendo fratellanza, pace, giustizia e libertà, e dando voce ai poveri”: sono alcuni dei solenni impegni assunti dai giovani che nel mese di agosto hanno vissuto la prima “Giornata della gioventù di Cambogia e Laos”, che per una settimana (10-16 agosto) ha raccolto in Cambogia oltre 100 giovani, sotto l’egida della Conferenza episcopale di Laos e Cambogia (CELAC). I giovani laotiani erano accompagnati da Mons. Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, Vicario Apostolico di Paksè. Nel manifesto conclusivo della Giornata, inviato a Fides, i giovani ribadiscono che intendono “affermare la dignità di ogni uomo e impegnarsi per il bene comune e la tutela della Creazione”. 

La settimana, densa di momenti di preghiera, ascolto, dialogo, riflessione, festa, ha toccato tre luoghi in Cambogia: Tangkok, terra dei martiri cambogiani, esempi supremi di fraternità con Cristo; Phnom Penh, in cui ci si è focalizzati sulla costruzione dello spazio comune ASEAN; Battambang, dove si è tenuta la Messa conclusiva, concelebrata da Mons Ling e Mons. Olivier Schmitthaeusler, Vicario Apostolico di Phnom Penh.

Contattato da Fides, mons. Schmitthaeusler dichiara: “Le Chiese di Laos e Cambogia sono riunite nella stessa Conferenza episcopale dal 1968, ma ai Vescovi è stato impedito di incontrarsi per molti anni. Ora, ogni anno possiamo riunirci alternativamente in Laos e Cambogia. Sono importanti momenti di scambio, conoscenza e comunione, in cui programmare iniziative comuni come la Giornata della Gioventù che abbiamo celebrato con sommo gaudio”. 

Molto importante è, secondo il Vescovo, l’attenzione all’ASEAN: “Il mondo sta cambiando velocemente. Il mercato comune dell’ASEAN è alle porte. Ma questo spazio avrà successo se sarà costruito solo su basi economiche e politiche? Noi cattolici del Sudest asiatico dobbiamo fare la nostra parte e contribuire a questa costruzione, potando l'apertura del cuore, la fratellanza, il rispetto della dignità di ogni essere umano, per camminare insieme verso la pace e la giustizia. A questo appello i giovani hanno risposto con grande entusiasmo”. (PA) (Agenzia Fides 2/9/2015).

03 settembre 2015

MEDIO ORIENTE -Istruzione negata per 13 milioni di bambini

Sono oltre 13 milioni i bambini che nel Medio Oriente, vengono privati dell’educazione, a causa dei conflitti che agitano la regione. Lo ha reso noto l’Unicef in un rapporto sottolineando che “le speranze di un’intera generazione vengono schiacciate”. In Siria, in Iraq, Yemen e Libia, circa 9000 istituti scolastici sono inutilizzabili, o perché sono stati danneggiati o distrutti o perché vengono usati come basi dalle parti in conflitti o come centri di accoglienza per i rifugiati. “Ma non si tratta solo dei danni materiali inferti alle strutture”  ha sottolineato Peter Salama,  direttore regionale di Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa, “quanto della disperazione di un’intera generazione di bambini in età scolare che vedono le loro speranze disattese e il loro futuro cancellato”.

I 13,7 milioni di bambini privati del diritto allo studio, rappresentano circa il 40% dell’intera popolazione scolastica di Siria, Iraq, Yemen, Libia, Giordania, Turchia, Territori Palestinesi e Sudan e l’Unicef teme che la cifra possa raggiungere il 50% entro pochi mesi.

In Siria, in modo particolare, una scuola su quattro ha chiuso le porte da marzo 2011 ad oggi, con effetti immediati su oltre due milioni di studenti.

Nel rapporto ‘Education under fire’ (Istruzione sotto attacco) si denuncia inoltre che “l’uccisione, il sequestro e gli arresti arbitrari” di educatori e personale scolastico sono divenuti episodi comuni nella regione. Per questo motivo migliaia di insegnanti sono fuggiti dai paesi d’origine. [Misna]

 
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